Rassegna Stampa 19/07/2008

Alcol vietato agli under 16, giro di vite

PARTE UNA CAMPAGNA DI COMUNE E ASCOM - Progetto concordato con gestori e genitori vista la diffusione dei liquori tra i giovani

(Il Piccolo 19/07/2008)

Parte la campagna anti-alcol tra i ragazzi. Il messaggio apposto sui volantini in distribuzione nei locali è chiaro: «È vietato somministrare alcolici di qualsiasi gradazione ai minori di 16 anni». In italiano e inglese, l’avviso campeggerà nei pubblici esercizi cittadini, distribuito altresì ovunque, per combattere un fenomeno, l’assunzione di alcolici tra i minorenni, diventato evidente anche a Monfalcone. Perchè l’allarme alcol tra i ragazzi è un dato concreto: si è abbassata la soglia d’età nel consumo delle bevande alcoliche. Se prima l’esperienza iniziava a 16 anni, per lo più tra i maschi, ora l’assunzione di alcolici avviene già tra i ragazzi che frequentano le scuole medie, comprendendo altresì le ragazze. È cambiata anche la modalità di assunzione: misture, bevande mixate per raggiungere quanto prima lo sballo. Da qui, il progetto messo in campo dal Comune di Monfalcone, in stretta collaborazione con l’Ascom cittadina e mandamementale e la Federazione italiana pubblici esercizi. L’iniziativa a carattere preventivo è stata presentata ieri in municipio, dal vicesindaco Silvia Altran, assieme al presidente dell’Ascom, Glauco Boscarolli, e al referente della Federazione pubblici esercizi, Luciano Marchesi.
«È un progetto condiviso da tempo - ha esordito la Altran - e che fa seguito ad altri portati avanti assieme ai gestori delle attività dei pubblici esercizi per arginare il fenomeno dell’assunzione di sostanze alcoliche tra i ragazzi, che purtroppo iniziano sempre più presto a bere». Un’operazione congiunta tra ente pubblico e categoria dei commercianti, sotto l’egida del ministero dell’Interno che già a suo tempo aveva lanciato la campagna anti-alcol, e la Pogas (Politiche giovanili e attività sportive). I volantini, grazie alla collaborazione dei soci Ascom, ma anche dei commercianti non aderenti all’associazione di categoria, saranno diffusi ad ampio raggio. Da evidenziare la fattiva disponibilità dei pubblici esercizi che affiggeranno il volantino nei propri locali. «Nei paesi europei - ha aggiunto la Altran - come in Inghilterra è prassi ordinaria chiedere l’esibizione di un documento prima di somministrare alcol».
Boscarolli, da parte sua, ha osservato: «Si tratta di agire in termini preventivi proprio per arginare il fenomeno. L’obiettivo della Federazione italiana pubblici esercizi e dell’Ascom, assieme al Comune, è infatti quello di evitare rischi e complicazioni maggiori in futuro. Siamo convinti pertanto che la prevenzione valga molto di più della repressione, che giunge quando il problema è già maturato». L’iniziativa, ha aggiunto Boscarolli, è nata in alto loco, in seno alla Fipe: «Abbiamo così contattato il Comune - ha spiegato Boscarolli - per avviare assieme il progetto, che si sintetizza nell’avviso che sarà affisso in tutti i locali di somministrazione dell’alcol». È dunque partita la diffusione dei volantini ai commercianti, soci e non dell’Ascom. Questa nuova campagna si affianca all’iniziativa complementare della dotazione nei locali di macchinette per il test alcolico. Progetto frenato in ordine a problemi di produzione delle attrezzature già esaurite, tanto che, ha spiegato Marchesi, è stata contattata un’altra ditta. Prevenzione quindi, con la responsabilizzazione diretta dei commercianti, impegnati nella campagna anti-alcol. Una funzione sociale, quella dell’Ascom, che, grazie ad altri interventi quali la spesa a domicilio, si pone in prima linea sul fronte della collaborazione con enti e istituzioni, e dell’azione educativa nel tessuto cittadino. Una sensibilizzazione che coinvolgerà anche i supermercati, al fine di dissuadere i ragazzi a comperare alcolici. Nè mancano, altresì, le sanzioni, penali e amministrative fino alla chiusura dei locali, di fronte alla somministrazione di alcol ai minori.

(la. bo.)

 

No dei negozianti al Corso pedonale

«Sarebbe la fine per il commercio». «Il mercato? Meglio in piazza»

(Il Piccolo 19/07/2008)

Dalle dichiarazioni del sindaco Gianfranco Pizzolito e dal risultato del referendum indetto dall’Associazione commercianti sembra che l’idea di rendere pedonale corso del Popolo vada, almeno per il momento, abbandonata. Nei giorni scorsi l’88% dei negozianti del Corso, dei primi tratti di via San Francesco e viale San Marco ha espresso un «no» categorico alla pedonalizzazione del Corso. L’80%, inoltre, si è dichiarato favorevole allo spostamento del mercato settimanale dal Corso a piazza della Repubblica o alla zona pedonale già esistente. Il sindaco, però, esprime perplessità sull’utilizzo della piazza per ospitare le bancarelle del mercato. Dai risultati emerge apertamente la paura dei negozianti del Corso di rimanere isolati. La mancanza di parcheggi vicini non aiuta le sorti del commercio della zona, inoltre il blocco dell’arteria, a causa del mercato, rappresenta un ulteriore disturbo per i negozi del Corso.
Carla Olimpo, titolare di «Movida», è in linea con l’esito della consultazione: «La pedonalizzazione rappresenterebbe la fine del commercio. Prima bisognerebbe realizzare un idoneo arredo urbano per valorizzare il centro e i negozi». Roberta Pinto, titolare del negozio «Perlamour» le fa eco: «Con la pedonalizzazione la zona sarebbe penalizzata». Per quanto riguarda la posizione del mercato afferma: «Sarebbe meglio trasferire le bancarelle altrove, perché oscurano i negozi, compromettendo la nostra attività».
Liliana Mazzoli, titolare dello storica ferramenta, concorda: «Pedonalizzare significherebbe penalizzare. Con le novità apportate nella viabilità del centro, i nostri clienti triestini trovano difficoltà a raggiungerci, perciò chiudere definitivamente la zona alle auto sarebbe un grave colpo per il commercio della zona. Per il mercato ho una proposta: l’amministrazione comunale autorizzi per un mese le bancarelle a sistemarsi nella piazza, dopodiché noi commercianti valuteremo se i nostri affari ne hanno guadagnato o meno». Giuliana Tonzar, titolare del «Bagaglio» conferma: «La visibilità dei negozi sarebbe ampiamente limitata con la pedonalizzazione, inoltre verrebbe compromessa la viabilità. Per questo stesso motivo sarebbe utile posizionare le bancarelle in piazza, così le auto possono accedere al Corso anche il mercoledì mattina». Per Stefano Marrazzo dell’agenzia Bluvacanze è importante il transito delle auto per la visibilità dei negozi. «Dieci anni fa il Corso comprendeva 80 negozi, era piacevole passeggiare guardando le vetrine. Adesso ne sono rimasti pochi, la gente ha poco tempo a disposizione e usa l’auto per arrivare più vicino possibile ai negozi. Pedonalizzare il Corso aumenterebbe la crisi del commercio».
Il titolare della gelateria «Oria», Aaron Coslevaz, afferma: «Credo che il Corso non sia totalmente integrato con il resto del centro della città, chiuderlo alle auto lo renderebbe ancora meno raggiungibile e lo sfavorirebbe ulteriormente». Diversa, rispetto ai colleghi, l’opinione sul mercato: «Contraddistingue il Corso, per una mattinata la gente cammina, guarda le bancarelle, ma anche i negozi presenti lungo la via. Se il mercato fosse spostato perderemmo anche quelle poche persone che passeggiano il mercoledì mattina».
E diverse, rispetto ai commercianti, le idee di alcuni cittadini. Adelmo Borelli afferma: «Sono favorevole alla pedonalizzazione,favorirebbe le passeggiate e i bambini potrebbero giocare senza il pericolo delle auto». Rosa Comellato, residente in Corso, commenta: «Sarei felice se diventasse pedonale, tanto i parcheggi sono a poca distanza, basta fare due passi a piedi. Il mercato, invece, deve rimanere qui, è piacevole». Renzo Bean, invece, è perplesso sulle zone pedonali, perché sono il posto preferito dai ragazzi: «Preferisco il rumore delle auto, piuttosto che gli schiamazzi notturni dei ragazzi».

Rossella de Candia

 

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