Rassegna Stampa 04/02/2010

«Entro tre anni la prima nave nel polo Trieste-Monfalcone»

IL PRESIDENTE DI AISCAT E VICEPRESIDENTE DI UNICREDIT ILLUSTRA IL PROGETTO LOGISTICO PER I DUE PORTI - Il manager Palenzona: «Dobbiamo intercettare le merci verso Monaco e Vienna». Obiettivo: 3 milioni di teu - L’iniziativa è già stata presentata al governo e ha ottenuto un’ottima accoglienza da parte del Friuli Venezia Giulia - Entrambi gli scali saranno valorizzati. Gli operatori mondiali risparmieranno 6 giorni rispetto al Nord Europa

(Il Piccolo 04/02/2010)

TRIESTE «I tempi? Vogliamo che la prima nave attracchi entro tre anni». Fabrizio Palenzona va di fretta: il mega-progetto Unicredit di un polo portuale e logistico a Trieste e Monfalcone, capace di ”catturare” più di tre milioni di teu, può bruciare le tappe. Anzi, deve bruciarle: il mercato non aspetta. Ma il manager di Novi Ligure, alla vigilia del suo arrivo a Trieste nelle vesti di presidente di Aiscat, presidente di Assoaeroporti e vicepresidente di Unicredit, manifesta ottimismo: quel mega-progetto da un miliardo di euro ha ricevuto «un’ottima accoglienza» non solo a Roma, ma anche in Friuli Venezia Giulia.
Presidente, oggi si apre la conferenza internazionale di Trieste per una nuova politica mediterranea di trasporti e infrastrutture. Che si aspetta?
Mi auguro che si arrivi finalmente a una politica mediterranea dei trasporti perché sinora, al di là delle dichiarazioni d’intenti, una politica non c’è mai stata. Mi auguro che, dalle parole, si passi ai fatti.
Come?
La priorità è dotarci di infrastrutture portuali e aeroportuali idonee a ricevere il traffico. A Trieste, concretamente, si inizia con il polo logistico.
Qual è la valenza strategica del progetto?
Non inventiamo nulla: Trieste è stato il porto della Mitteleuropa. Purtroppo, però, la nostra inefficienza ci ha tagliato fuori dai grandi traffici: ci sono milioni di container che arrivano in Austria, in Baviera e nei paesi dell’Est attraverso i porti del Nord. Noi dobbiamo intercettare quei traffici ma, per farlo, dobbiamo offrire infrastrutture efficienti e costi di mercato ai carrier.
È così facile ”dirottare” i traffici su Trieste e Monfalcone?
I carrier si contano ormai sulle dita di una mano. Li conosciamo. Possiamo andarci a parlare. Il polo di Trieste e Monfalcone farebbe risparmiare 6 giorni di tempo: chi vi rinuncerebbe? La condizione necessaria, però, è fornire tempi certi sull’attracco delle navi e sull’arrivo delle merci sui mercati di riferimento.
Quali mercati?
Monaco e Vienna, innanzitutto.
Il progetto nasce su iniziativa dei privati. Perché?
Non sono un pasdaran delle privatizzazioni. Ma, siccome lo Stato non ha le risorse e il Paese ha bisogno di infrastrutture, possiamo ricorrere a forme moderne di investimento. Le stesse che l’Unione europea sposa in materia di reti Ten: le partnership pubblico-privato.
Il progetto è già stato presentato a Palazzo Chigi nel corso di un incontro promosso da Gianni Letta. Com’è stata l’accoglienza delle istituzioni?
Il progetto, illustrato innanzitutto al ministro competente Altero Matteoli, ha ricevuto un’ottima accoglienza da parte di tutti. Ci hanno creduto tutti a partire dalle istituzioni del Friuli Venezia Giulia.
Come mai la scelta è caduta proprio su Trieste e Monfalcone che, oggi, movimentano non più di 300mila teu?
Ci vogliono due punti di riferimento nel Mediterraneo: uno nel Nord Adriatico, uno nel Nord Tirreno. Il Friuli Venezia Giulia si è fatto spiegare il progetto e ha capito subito che è una grande opportunità.
Il progetto punta a valorizzare più Trieste o Monfalcone?
Entrambi saranno valorizzati. Il progetto punta a creare un hub logistico dell’Alto Adriatico.
Quali i passi necessari perché il progetto non resti sulla carta?
Il primo step è quello di un’intesa tra Stato e Regione: un’intesa che, utilizzando le leggi già esistenti, favorisca e acceleri la nascita del polo di Trieste e Monfalcone.
Il tavolo tecnico è già al lavoro: si ipotizza la nomina del presidente della Regione Renzo Tondo come commissario ad hoc.
L’intesa ha lo scopo di favorire la nascita del progetto garantendo percorsi e tempi certi: Stato e Regione definiranno insieme i poteri, immagino che lo Stato ne delegherà alcuni, e insieme nomineranno un commissario. Ma non spetta a me dire se sarà o meno il presidente della Regione.
I tempi?
Sei mesi per arrivare all’intesa, alla nomina del commissario e al progetto esecutivo. Tre anni per far attraccare la prima nave.
Il progetto richiede un investimento miliardario. Qual è il contributo dei privati?
Bisogna fare bene i conti. E definire altrettanto bene le regole. C’è una parte di infrastrutture che spetta agli enti pubblici. Ma non è nemmeno detto che gli enti pubblici debbano metterci dei soldi...
Che significa?
Proponiamo diversi sistemi di finanziamento dell’opera.
Quali? L’allungamento della concessione autostradale di Autovie?
L’allungamento della concessione autostradale e di quelle portuali è una delle ipotesi.
E l’Unione europea?
C’è già un tavolo al lavoro alla presidenza del Consiglio: non vogliamo né blitz né improvvisazioni. Ma vogliamo concordare il percorso con Bruxelles: riteniamo, comunque, che sussistano valide ragioni per un’eventuale proroga delle concessioni. Comunque, ripeto, questa è una delle ipotesi di finanziamento. Non l’unica.
Le altre?
L’eurovignette. L’utilizzo dei maggiori ricavi dovuti all’aumento dei traffici portuali: pensiamo solo all’Iva che potrebbe finire nelle casse di Stato e Regione. Ancora, una tassa di scopo.
C’è davvero un interesse di grandi gruppi italiani (e non solo) al progetto Unicredit?
Credo che una grande banca come Unicredit abbia ben chiara l’idea di chi siano gli investitori.
A Trieste si parlerà anche di aeroporti.
È l’altro progetto concreto: si deve creare un vero e proprio hub italiano Malpensa/Fiumicino.
Come?
Con una coraggiosa ripartizione dei traffici e con collegamenti efficienti anche ferroviari. La politica, però, deve darsi da fare: tra Milano e Malpensa, ad esempio, ci dev’essere un collegamento veloce e Linate deve diventare un city airport.

di ROBERTA GIANI

 

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